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Gennaio 2010: Allianz Bank continua a proporrre il nuovo servizio dedicato ai clienti che aderiscono allo SCUDO FISCALE TER2009, una UNIT LINKED che permette la copertura delle imposte da versare all'Erario. per info contattarmi in Sede o in email.
18.12

Stock options, fiscalità

Pubblicato da Andrea Bertini

LA FISCALITA' PASSATA

Fino al 25 giugno 2008, data di entrata in vigore del D.L. 112/2008, il plusvalore realizzato non doveva essere inserito nella dichiarazione dei redditi con il sistema della tassazione ordinaria e progressiva per scaglioni, ma era assoggettato ad un'imposta sostitutiva del 12,50% secondo il regime del capital gain.
Questo trattamento fiscalmente favorevole era subordinato però alla sussistenza di varie condizioni ed era comunque il frutto finale di varie modifiche normative succedutesi nel tempo.

Il DL 112/08 ha infatti eliminato ogni regime di favore, prevedendone la tassazione integrale. Con un emendamento previsto dal Governo è stato però all’ultimo stabilito che, pur restando la tassazione progressiva (al posto dell’imposizione al 12,5%), vi sia comunque un’esenzione (totale) contributiva (come già accade per il TFR). L’abrogazione dell’agevolazione per le stock option riguarda del resto non solo i “nuovi” piani, ma anche a quelli già deliberati per i quali, alla data di entrata in vigore del DL n. 112/08 (25 giugno 2008), le opzioni non siano state ancora esercitate. L’agevolazione continuerà, pertanto, a produrre i propri effetti solo con riferimento ai diritti di opzione esercitati (“azioni già assegnate”) prima dell’entrata in vigore del provvedimento[2].

D’ora in poi, dunque, all’esercizio delle opzioni, la differenza fra il valore normale delle azioni assegnate e il corrispettivo pagato concorrerà a formare il reddito imponibile del dipendente. La successiva cessione delle azioni determinerà poi, come detto, la tassazione dell’eventuale capital gain. Ex articolo 68 comma 6 del Tuir, però il valore normale delle azioni assegnate costituirà costo fiscalmente riconosciuto, da sottrarre dal corrispettivo della successiva vendita delle azioni.

Le novità riguardano in ogni caso solo le stock option e non i piani di azionariato promossi a favore dei lavoratori. In tal caso infatti vale ancora quanto disposto dalla lettera g) dell’articolo 51 del Tuir che esenta da tassazione il valore delle azioni offerte alla generalità dei dipendenti per un importo fino a 2.065,83 nel periodo di imposta. Sempre che le stesse azioni non siano riacquistate dalla società emittente o dal datore di lavoro o comunque cedute prima che siano passati almeno tre anni dalla percezione.

LO SCUDO FISCALE TER 2009
Tutti i managers residenti in Italia di multinazionali che hanno ricevuto dal datore di lavoro opzioni maturate in uno degli anni ancora accertabili (dal 2004 al 2008) e non hanno compilato il quadro RW sulla loro dichiarazione dei redditi, possono ancora regolarizzare la loro posizione nei confronti dell'Agenzia delle Entrate. Infatti dal primo gennaio al 28 febbraio 2010 lo Scudo si potrà effettuare con aliquota al 6% delle ricchezze rimpatriate o regolarizzate. Una seconda proroga è scadenzata dal primo marzo al 30 aprile con aliquota al 7 per cento. Si parla poi di un'estensione successiva dello Scudo a tutto il 2010.

SANZIONI MANCATA COMPILAZIONE RW
Art. 5 del D.L. 167/90
La sanzione pecuniaria per la mancata compilazione della sezione 1 del quadro RW è pari al 5% sino al 25% delle somme non dichiarate e la confisca di beni di corrispondente valore per importi complessivamente superiori a 10.000 euro. Il sistema sanzionatorio per la mancata compilazione delle altre due sezioni è stato notevolmente inasprito dal 2001 dall’art 19 D.L. 350/2001 , con l’introduzione di sanzioni dal 5 al 25% delle attività e dei trasferimenti non dichiarati nelle sezioni II e III del quadro RW, e la previsione della confisca di beni di corrispondente valore. Il DL 78/2009 raddoppia tali sanzioni sulla mancata compilazione delle sezioni II e III portandole al 10% e 50% del non dichiarato.

SANZIONI OMESSA DICHIARAZIONE
REDDITI DI FONTE ESTERA
Art 12 comma 2 D L 78/2009
Si inserisce un tassello ulteriore al sistema sanzionatorio introducendo una presunzione legale relativa ( quindi è ammessa la prova contraria) che gli investimenti e le attività estere di natura finanziaria detenuti in paesi a regime fiscale privilegiato (DM 4 maggio 1999 e DM 21 novembre 2001) NON indicati in RW si presumono costituiti mediante redditi sottratti a tassazione: in questo caso le sanzioni art 1 D Lgs 471/97 sono raddoppiate. In particolare:
  • Omessa dichiarazione: dal 240% al 480% dell’imposta non dichiarata (anziché dal 120% al 240%)
  • Infedele dichiarazione: dal 200% al 400% dell’imposta non dichiarata (anziché dal 100% al 200

ESEMPIO PRATICO

Capitale detenuto in un Paese Black List 1.000.000
Titolo obbligazionario acquistato il 1° gennaio 2008
Redditi prodotti all’estero 20.000 Interessi 2% percepiti sul titolo

Imposte dovute
  • Sul capitale riqualificato reddito 430.000 Reddito di capitale (43% Ipotesi Aliquota marginale IRPEF massima + Addizionali)
  • Sul reddito prodotto all’estero 2.500 Aliquote: 12,50% o 27%, ipotesi 12,50%
Sanzioni
  • RW Sez II – Consistenza 102.000 Dal 10% al 50% del capitale esistente a fine anno (ipotesi sanzione minima sul capitale + interessi)
  • RW Sez III - Trasferimenti 102.000 Dal 10% al 50% dei trasferimenti verso e sull’estero (ipotesi sanzione minima sul capitale esportato + interessi percepiti)
Infedele dichiarazione
  • Sul capitale riqualificato reddito 860.000 Dal 200% al 400% dell’imposta evasa. Ipotesi di sanzione minima.
  • Sul reddito prodotto all’estero 3.333,33 Dal 100% al 200% dell’imposta evasa aumentato di un terzo. Ipotesi di sanzione minima

17.57

Stock options, significato e valutazione

Pubblicato da Andrea Bertini

COSA SONO LE STOCK OPTIONS

Le stock option sono opzioni che danno il diritto di acquistare azioni di una società (quotata) ad un determinato prezzo d'esercizio (detto strike). Azioni e opzioni vengono distribuite come incentivo ad aumentare la produttività. Le azioni vengono valorizzate ad un prezzo inferiore al prezzo di mercato (la quotazione di borsa al momento della vendita) contro la legge di concentrazione che prevede che qualsiasi scambio di azioni da parte di qualunque soggetto economico, non possa avvenire al di fuori della borsa. Il conferimento però è legittimo poiché il dipendente non paga le azioni/opzioni. Le azioni in quanto sono un frazionamento della proprietà dell'impresa, come qualunque proprietà, possono essere infatti cedute gratuitamente o contro un prezzo e la legge di concentrazione impone lo scambio in Borsa solo in caso di vendita, ma non dà limiti alla donazione.Tale meccanismo consente un'opportunità di guadagno mediante la rivendita o l’esercizio delle stesse opzioni in Borsa, quando il prezzo d'esercizio fissato è inferiore al valore al quale è quotato il titolo il giorno del conferimento dell'opzione, o nei giorni precedenti. 

COME VALUTARE LE STOCK OPTIONS
Quale è il valore di una stock option? Premetto che non esiste al riguardo un’unica formula nella teoria della finanza accetta da tutti, anche perché la valutazione delle opzioni per periodi superiori ai 12 mesi è estremamente difficile da effettuare con i modelli utilizzati nella pratica (tra tutti Black e Scholes). Tuttavia si vedrà un criterio di valutazione orientativo che possa consentire a chi debba esaminare una proposta se i termini siano equi, a suo favore o a favore della controparte. Indubbiamente, un contratto di lavoro implica anche considerazioni diverse, che esulano dal lato economico e, quindi, le offerte devono essere valutate nel complesso, peraltro riteniamo che quando la componente percentuale di stock option sia rilevante
sia opportuno avere le idee chiare. 
Ipotizziamo un contratto di stock option  così strutturato:
  • durata triennale
  • numero di azioni che si potranno acquistare è 300
  • Il prezzo di mercato della azioni è 100
  • tra 12 mesi potrai acquistare le prime 100 al prezzo di 100 
  • tra 24 mesi potrai acquistare le seconde 100 al prezzo di 100
  • tra 36 mesi potrai acquistare le ultime 100 al prezzo di 100 lire
  • le azioni acquistate possono essere rivendute solo dopo 6 mesi dall’acquisto (pertanto le prime 100 solo tra un anno e mezzo, le seconde due anni e mezzo…)

Generalmente il prezzo di esercizio (pari a 100 nell’esempio) è il prezzo di mercato al momento dell’accordo (per evitare oscillazioni di solito si calcola la media degli ultimi tre mesi), è chiaro che se un dipendente si dovesse dimettere durante il triennio perderebbe il diritto di acquistare le azioni, che non ha ancora sottoscritto.

Valutazione teorica dell’opzione call (= la facoltà di acquistare azioni ad un determinato prezzo ad una scadenza prestabilita)

La “volatilità” può modificare sostanzialmente i risultati della valutazione. In base al modello di Black & Scholes, se il prezzo di mercato del titolo è 100, il valore di un’opzione call che scade tra un anno, due anni e tre anni, con prezzo di esercizio 100, con tassi di interesse al 6% nei casi in cui la volatilità il 20%, il 40% ed il 60% sarà il seguente:



Ad esempio, un’opzione con durata biennale vale 17,1 (ogni 100 di sottostante e, quindi, di titoli) se la volatilità è pari al 20% ma il valore aumenta a 36,7 , se la volatilità fosse il 60%. Questa è l’analisi teorica di Black & Scholes.

Limiti dell’utilizzo delle formula per periodi lunghi

Il modello di Black & Scholes è valido per orizzonti inferiori all’anno: tuttavia i risultati ottenuti per periodi più lunghi non sono “da buttare”, sono a mio avviso una ragionevole approssimazione. Un’alternativa potrebbe essere la simulazione del prezzo del titolo alla scadenza e la derivazione successiva del valore dell’opzione. La volatilità nel tempo si modifica sostanzialmente e, di solito, nel lungo periodo tende a diminuire. E' opportuno basare le proprie stime su un valore realistico della variabilità del titolo che prenda in considerazione anche il passato, senza porre eccessiva enfasi sui dati recenti. Un utile criterio può essere il calcolo della volatilità vera (sui prezzi reali) e non di quella annualizzata (cioè passare dai dati giornalieri a quelli annuali tramite una formula). Maggiore è il tasso di interesse maggiore è il valore dell’opzione call: per periodi lunghi è di centrale importanza scegliere una tasso medio “corretto” (per opzioni superiori ai 10 anni, le cosiddette leap options, le variazioni nel valore sono molto elevate). Per semplicità abbiamo ipotizzato che l’azione non distribuisca dividendi (è il caso della maggior parte delle azione legate alle nuove tecnologia), l’eventuale distribuzione riduce il prezzo del titolo e di conseguenza quello dell’opzione. Il valore aumenta in modo non lineare con il tempo: l’opzione a 2 anni non vale il doppio dell’opzione ad un anno, ma circa il 50% in più.

Modifiche derivanti dal fatto che si tratti di una stock option e non di un’opzione qualunque che si può acquistare liberamente sul mercato

Una stock option non è assolutamente uguale alle opzioni, che si possono acquistare liberamente sul mercato, per almeno tre motivi: 
  • Aumenta i rischi derivanti dal rischio settoriale nel quale si lavora: se l’azienda dovesse andare male oltre a non poter esercitare le opzioni rischio di essere licenziato. Dal punto di vista dell’analisi del rischio è una concentrazione e non una diversificazione del rischio: nel bene e nel male aumentiamo l’esposizione verso un fattore di incertezza (la società nella quale si lavora). La diversificazione ha un costo, ed in questo caso, non possiamo realizzarla.
  • Non possono essere cedute ad altre persone durante il periodo: sono totalmente illiquide, perché siete vincolati al posto di lavoro altrimenti vengono annullate in caso di dimissioni.
  • La vendita può avvenire, di solito, solo dopo alcuni mesi dall’esercizio, spostando, ancora più avanti nel tempo, la possibilità di monetizzare l’eventuale guadagno. Il punto centrale è che un’opzione call (e, quindi, una stock option come definita in questo lavoro) acquisterà di valore, se e solo se, il prezzo di mercato della società aumenterà. I manager che hanno sottoscritto un piano di stock option saranno sicuramente incentivati a fare sì che il prezzo di mercato del titolo aumenti ma è opportuno che ciò non avvenga assumendosi rischi eccessivi, perché altrimenti il costo di strategie eccessivamente ambiziose ricadrebbe sulla totalità degli azionisti. 

Le precedenti considerazioni invitano ad effettuare con cautela la valutazione di una stock option, nella pratica il valore ottenuto con il modello di Black & Scholes (impiegato con i dovuti accorgimenti) deve essere ridotto dal 50% al 70% in base alla personale situazione dell’individuo e da considerazioni sulla società che emetterà le azioni. 

A titolo di esempio, basandosi sulla tabella precedente, con una volatilità del 40% un piano di stock option su 300 azioni (100 all’anno) potrebbe valere circa 78, in base al modello di Black & Scholes, nella realtà il valore economico non è, a mio avviso, superiore a 40. Tradotto in numeri: 50.000 euro all’anno di azioni da acquistare (1000 azioni a 50 euro l’una) per un controvalore nominale totale di 150.000 euro, valgono circa 20.000 euro. Ricordandosi che per esercitare le opzioni sarà necessario pagare il prezzo di esercizio, facendo affluire liquidità nelle casse della società (e fuori dalle proprie tasche).

Il fondo patrimoniale (derivato dal "patrimonio familiare" previsto dal precedente codice civile) è costituito da beni determinati, immobili - mobili iscritti a pubblici registri - titoli di credito, destinati al soddisfacimento dei bisogni della famiglia.
La costituzione del fondo puo' essere fatta da entrambi i coniugi (con beni comuni), da uno solo dei coniugi (con un bene di proprieta' esclusiva) o da un terzo (con atto pubblico fra vivi ed accettazione espressa dei coniugi, o con testamento). La forma della costituzione del fondo e', a pena di nullita', scritta con atto pubblico (con l'unica eccezione costituita dal testamento).
L'amministrazione del fondo segue le regole dettate per la comunione legale; i singoli beni del fondo patrimoniale possono essere alienati o ipotecati secondo le seguenti regole:
1) se e' stata prevista tale possibilita' nell'atto costitutivo, l'autonomia negoziale privata ha la prevalenza e quindi tutto e' possibile purche' si rispetti lo scopo del fondo (sara' impossibile alienare tutti i beni, per esempio);
2) se nulla e' stato disposto, nel caso di esistenza di figli minori occorrera' il consenso di entrambi i coniugi e l'autorizzazione del Tribunale (che vi provvedera' nei soli casi di necesita' evidente). Se figli minori non ve ne sono, bastera' la volonta' comune di entrambi i coniugi.

L'esecuzione forzata e' possibile sui beni e sui frutti facenti parte il patrimonio familiare ma solo per debiti relativi ai bisogni della famiglia, a conoscenza del creditore. La conoscenza o meno della natura del credito assume rilevanza decisiva, quindi; se il credito e' relativo a questioni estranee alla famiglia e di tale circostanza il creditore e' edotto, nessuna esecuzione puo' essere disposta.
Se invece tale circostanza e' ignota al creditore, il fondo e' aggredibile.
Infine, il fondo puo' venir meno per cessazione (con lo scioglimento del matrimonio) purche' non vi siano figli minori; in questo caso infatti il fondo dura fino al raggiungimento della maggiore eta' del figlio piu' giovane.